Perché nessuno (a torto) si fida più delle rassicurazioni sull'influenza A

Il viceministro alla Salute, Ferruccio Fazio, regge come può il ruolo di argine al panico da influenza suina che in questi giorni, con la conta dei primi morti, può sembrare ingovernabile. Il problema è che, fin dalle prime manifestazioni del virus A/H1N1, i messaggi contraddittori, con l’altalena di allarmi e di rassicurazioni – sempre parziali, sempre insufficienti e sempre smentiti dal gioco al rialzo della “novità” del virus – hanno preparato il terreno all’impazzimento attuale. Leggi Signora mia, non esistono più i raffreddori di una volta di Annalena Benini
15 AGO 20
Ultimo aggiornamento: 09:49
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Ogni dato di realtà – perché di questo si tratta – risulta oscurato, nella percezione comune, dall’orrore della semplice parola “pandemia”. Evocata nella scorsa primavera nelle comunicazioni istituzionali e ripetuta nelle conferenze stampa in questi giorni dal viceministro, una parola che nel gergo tecnico indica, né più né meno, quello che avviene ogni anno con l’arrivo dei virus stagionali, vanifica da sola qualsiasi volenterosa iniziativa di ridimensionamento. Fazio è in buona compagnia, visto che le recriminazioni sul tema “nessuno ci dice che bisogna fare” riguardano tutti, dalla Gran Bretagna all’America obamiana. Ma è lecito pensare che sarebbe bastata un po’ più di prudenza e di sagacia nelle scelte di comunicazione.